Puglia-Russia: un’alleanza per lo sviluppo dei radiofarmaci

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“Serve lungimiranza e una visione che travalichi i nostri confini, fino ad arrivare in Russia, dove esiste la migliore esperienza sull’uso dei radiofarmaci”. Così si è espresso Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, in occasione della firma del Memorandum con diversi autorevoli esponenti.
Ed Emiliano questa lungimiranza l’ha dimostrata, quel giorno di circa un anno fa quando ricevette un messaggio sul suo telefonino, come lui stesso racconta: “”In questo progetto sono stato ispirato da una persona in particolare. E tutto è iniziato da alcuni sms sul mio telefono. Tutto quello che è accaduto qua è perché un signore – che io non conoscevo – Roberto La Forgia, mi ha mandato dei messaggi dicendo che era in grado di fare questa cosa di cui parliamo oggi. Non so perché gli ho dato retta, ma l’ho fatto ed oggi eccoci qui”.

Grazie alla perseveranza del dottor Roberto La Forgia – l’unico straniero che lavora nel settore radiofarmaceutico della multinazionale russa Rosatom, la più grande produttrice al mondo di radioisotopi – si è così arrivati alla firma di un importante protocollo d’intesa tra la Puglia e la Russia, affinché possano lavorare insieme per realizzare progetti congiunti di ricerca e di cooperazione scientifica nel settore medico nucleare, nella ricerca oncologica e nella gestione ospedaliera.

Stretta di mano tra Alexander Shibanov e Roberto La Forgia

È accaduto durante il convegno “2019 Oncology of third millennium managed by innovation and precision” a cura di AReSS Puglia, nella sede della Presidenza della Regione, dove il Memorandum – avrà la durata di quattro anni – è stato firmato da il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il direttore della Rete Oncologica Pugliese Giammarco Surico, il direttore generale della Rosatom Healthcare Alexander Shibanov, la rappresentante dell’Università Sechenov di Mosca Marina Sekachev e il direttore ad interim di Isotope generale Boris Victorovich Akakiev.

Questo protocollo è di grande importanza, poiché getta le basi per una cooperazione scientifica in tutti i campi della medicina nucleare, dell’oncologia e della ricerca, in una parola per quelle che sono le nuove frontiere della medicina oncologica del terzo millennio.
E la Russia, per quel che riguarda la ricerca sui radiofarmaci, è una delle realtà più scientificamente all’avanguardia nel mondo.

Roberto La Forgia (a sn) e Alexander Shibanov

Le nuove scoperte scientifiche, le forme di altissima tecnologia al servizio dell’oncologia possono svilupparsi e accrescersi solo attraverso una fitta e proficua condivisione, cooperazione e scambio tra le migliori realtà scientifiche della Russia e del territorio pugliese.
Come ha spiegato il direttore della Rete Oncologica Pugliese, il dottor Giammarco Surico: “Nell’era della globalizzazione della medicina, i rapporti internazionali sono fondamentali. Noi abbiamo un modello, che è la Rete Oncologica Pugliese, che oggi sbarca anche a Mosca per mettere in connessione tra loro tutte le eccellenze.”
Ma non si tratterà solo di ricerca scientifica e di scambi tra grandi professionisti della ricerca; c’è anche l’obiettivo di creare accordi strategici tra le PMI pugliesi e le grandi aziende russe.
Un concetto ribadito anche da Alexander Shibanov, il direttore generale di JSC Rusatom Healthcare (azienda del gruppo Rosatom): “Noi abbiamo intenzione di sviluppare la produzione di radiofarmaci in collaborazione con imprese ed enti sanitari pugliesi.”

Nel corso dei lavori, il dottor Roberto La Forgia ha spiegato il ruolo della JSC Isotope, l’azienda statale russa che, forte della sinergia con aziende e istituti di ricerca che si occupano di medicina, industria e scienza, distribuisce in ben cinquanta stati del mondo isotopi stabili e radioattivi in ambito medico.
JSC e Rosatom possono contare su un alto numero di reattori nucleari che consentono loro di produrre radionuclidi. “Presso di loro ho visto dal vivo tutto quello che ho studiato” – ha sottolineato il dottor La Forgia.
Il ruolo dello scienziato pugliese all’interno della multinazionale russa è quello di portare i radionuclidi (ovvero gli elementi che saranno utilizzati per diagnosi e terapie oncologiche) a un livello di sicurezza che ne consenta l’iniettabilità nell’organismo umano.
“Si tratta di passare dal reattore nucleare all’uomo” ha aggiunto La Forgia, puntualizzando la complessità dei processi da portare a termine; come nel caso del Lutetium-177 (Lutezio), radionuclide ora utilizzabile come strategia terapeutica e adottato, recentemente, dalla Novartis.

Durante il successivo intervento del Prof. Giuseppe Rubini, Direttore del Centro di Medicina Nucleare dell’ Azienda Ospedaliera Universitaria Consorziale Universitaria Policlinico di Bari, è stata meglio specificata la natura e la funzione di questi radiofarmaci di nuova generazione e delle necessarie procedure di preparazione necessarie per poter essere somministrati.

L’obiettivo della nuova collaborazione tra Russia e Regione Puglia è stato comunque ben evidenziato da tutti i relatori: “al centro di tutte le ricerche e le sperimentazioni, nazionali o internazionali, c’è sempre e solo il paziente”.

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